Compensi dell’amministratore, si può negoziare?

La scorsa settimana, Eugenio Correale ha aperto sul Sole 24 Ore una questione che a nostro parere merita di essere ripresa. È corretto ritenere che il compenso definito e accettato dall’amministratore in occasione della nomina o del rinnovo dell’incarico debba restare comunque invariato, indipendentemente da eventuali modifiche del carico di lavoro? Spunto della riflessione, le nuove impegnative incombenze dell’amministratore verso l’Agenzia delle Entrate. «Un compenso extra per attività non prevista e introdotta da una nuova normativa appare del tutto naturale» scrive Correale «e non contrasta affatto con gli interessi degli stessi amministrati, che del resto pochissimo lucrerebbero lasciando interamente sulle spalle del loro rappresentante le conseguenze di una novità voluta dal legislatore». 

Oltre a richiamare le norme del codice civile in tema di compensi al professionista e, più specificamente, all’amministratore condominiale (artt. 2233 e 1129) l’articolo fa riferimento a una pertinente sentenza del Tribunale di Roma del 4 luglio 2011. Tale sentenza stabilisce il principio per cui i contratti di durata continuano ad essere rispettati ed applicati dai contraenti sino a quando rimangono invariati presupposti e condizioni esistenti al momento della stipula. Se però intervengono modifiche di rilievo, alla parte “svantaggiata” deve essere riconosciuto il diritto di rinegoziare il contenuto contrattuale ed, eventualmente, risolvere il contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta. L’articolo completo del Sole 24 Ore al seguente link: http://bit.ly/2qbjvGQ