Sostituzione citofono condominiale, come ripartire le spese?

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Come ogni lunedì diamo spazio alle domande dei nostri Associati ANAPI e questa settimana la domanda è relativa alla ripartizione delle spese per la sostituzione di un citofono condominiale.

“Gentile Associazione,

Il mio problema riguarda la sostituzione totale di un impianto citofonico che ad oggi risulta totalmente guasto, il condominio è composto da 6 unità. Tutti hanno votato a favore della sostituzione come da verbale allegato. Durante l’assemblea è emerso il desiderio di suddividere le spese come da legge. Nel fare i calcoli di ripartizione ho assegnato all’impianto comune la suddivisione in millesimi, mentre il costo di sostituzione delle singole cornette poste all’interno degli appartamenti sono state ripartite singolarmente in quanto ad uso esclusivo. Un condomino mi contesta tale ripartizione indicando una sentenza a me ignota (non mi ha indicato nemmeno il numero), del Tribunale di Bologna che a suo dire indica la suddivisione dell’impianto comune anche esso ad appartamento. Considerando che il condominio non ha nemmeno un regolamento condominiale, mi rivolgo a Lei per sapere se la suddivisione di spesa da me valutata è corretta o meno.”

“Gentile Associato,

La sentenza civile richiamata è probabilmente la n°1299 del Tribunale i Bologna del 22 maggio 1998.

 La massima in oggetto dispone che, nel sistema di comunicazione tra ciascun appartamento condominiale e l’esterno (citofono), possono distinguersi parti comuni (il quadro esterno e comunque tutta la parte dell’impianto che precede la diramazione dei cavi in direzione delle singole unità abitative) e parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini. Da ciò la necessità distinguere, anche in sede di riparto delle spese di installazione, la parte comune da quelle di proprietà individuale: di esse, la prima ricade nel regime previsto dall’ art. 1223 secondo comma, c.c., mentre le seconde gravano interamente su ciascun condomino in ragione della loro obiettiva entità. (Nella fattispecie, quanto alle parti di proprietà comune dell’impianto, il tribunale ha disposto la suddivisione delle spese di installazione in quote identiche, sulla considerazione che la cosa comune era, per consistenza e funzione, destinata a servire ugualmente e indiscriminatamente le singole proprietà).

A parere del sottoscritto, trattandosi di una pronuncia di merito anteriore alla riforma del condominio, il criterio che deve essere applicato è richiamato dall’art’ 1123 del codice civile secondo la quale le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’ interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno salvo diversa convenzione.

Orbene, se non sussistono criteri in antitesi li principio proporzionale indicato dall’art.1123 c.c ovvero una diversa convenzione, le spese devono essere ripartite con il criterio proporzionale.

Tuttavia, il criterio indicato dalla sentenza, ovvero ” in quote identiche”, deve essere deliberato dall’assemblea all’unanimità dei condomini interessati, in quanto si deve derogare all’art.1123 del codice civile che impone il criterio legale delle spese.”

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