Report sui rifiuti, in Italia 352 tonnellate di amianto
Dopo gli anni della crisi economica, continua ad aumentare la produzione di rifiuti speciali in Italia. Nel 2016 aumenta del 2% rispetto all’anno precedente e raggiunge i 135 milioni di tonnellate, rispetto all’anno 2014 l’aumento è del 4,5%. Allo stesso tempo, l’Italia del riciclo è molto attiva: siamo tra i primi paesi europei per il riciclaggio dei rifiuti speciali, che nel 2016 raggiunge il 65%, una buona notizia sul fronte dell’economia circolare. Sono i dati del Rapporto sui rifiuti speciali dell’Ispra illustrati alla Camera dei deputati dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.
Sono pari a 352 mila tonnellate i rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia nel 2016, costituiti per il 93,5% da materiali da costruzione contenenti amianto. La forma di smaltimento prevalente per quest’ultima tipologia di rifiuti pericolosi rimane la discarica (85,5% del totale gestito). Un quantitativo rilevante (circa 118 mila tonnellate) viene esportato in Germania.
“In questo momento – ha specificato Costa – l’amianto ci fa zoppicare, per dirla con un eufemismo – ha sottolineato – e ci preoccupa in particolare la ricaduta sanitaria e ambientale della presenza di amianto sul territorio. Non è pensabile – ha aggiunto – che il sistema Italia ancora si interroghi sul come definire la questione amianto, non ce lo possiamo permettere per il bene dei nostri cittadini”.
In generale I rifiuti speciali, generati da attività produttive, commerciali e di servizio, sono per quantità oltre quattro volte superiori a quelli urbani (135 milioni di tonnellate nel 2016 a fronte di oltre 30 milioni di tonnellate degli urbani). A crescere in modo particolare nel 2016 è stata la categoria dei “pericolosi”, che con oltre 9,6 milioni di tonnellate segna un +5,6% rispetto al 2015; più contenuto l’aumento dei “non pericolosi” che arrivano a 125 milioni di tonnellate (+1,7%). Tra i rifiuti speciali, quelli del settore delle costruzioni e demolizioni costituiscono uno dei flussi più importanti in termini quantitativi: con oltre 54,8 milioni di tonnellate, rappresentano il 40,6% dei rifiuti speciali, seguiti da quelli prodotti dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento (27,2%) e dal settore manifatturiero (20,7%). La Lombardia è la regione che produce più rifiuti speciali: 29,4 milioni di tonnellate, pari al 21,8% del totale nel 2016.
“Esaminando i dati del Rapporto Rifiuti speciali Ispra 2018 – ha aggiunto Costa – balza agli occhi la quantità di rifiuti speciali, che è nota, non è una novità. L’aumento di questo tipo di rifiuti – aggiunge il ministro – potrebbe essere salutato come un fatto positivo, perché una quota è andata in chiaro e un’altra arriva da una maggiore produzione. Questo è un bene – rileva Costa – ma chiedo a Ispra di aprire una riflessione, nella sua indipendenza, sul concetto di Mud, per valutare che i dati e gli adempimenti siano corretti”.
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