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Privacy in condominio: cosa fare se il singolo proprietario richiede l’installazione della telecamera di sorveglianza fuori dal suo appartamento?

Come ogni settimana diamo spazio alle domande dei nostri Associati ANAPI e questa settimana il quesito verte su alcuni dubbi riguardo l’installazione di una telecamera all’esterno di un singolo appartamento di un condominio.

L'ASSOCIATA CHIEDE

“Gentile Associazione,

in un condominio da me gestito, uno dei condòmini mi ha chiesto se è possibile installare una telecamera per controllare la porta d’ingresso del suo appartamento. L’appartamento è ubicato all’ultimo piano del condominio e sul pianerottolo vi è anche un’altra abitazione la cui porta d’ingresso è posta davanti a quella dell’appartamento in questione.

Potreste chiarirmi se è fattibile installare la telecamera e se serve una delibera assembleare? Se così fosse, quale sarebbe la maggioranza prevista?”

L'ESPERTO RISPONDE

Preg.ma Associata,

il legislatore ha esclusivamente disciplinato la videosorveglianza in materia condominiale, attraverso l’applicazione dell’art. 1122 ter del codice civile rubricato “Impianti di videosorveglianza sulle parti comuni”, disponendo che:

Le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’art. 1136 c.c.

Pacificamente la norma ammette l’installazione sulle parti comuni finalizzata a consentire la videosorveglianza su di esse, escludendo l’applicazione della videosorveglianza per finalità e per interesse esclusivo del singolo condomino.

Tuttavia, la fattispecie in esame richiede la possibilità dell’installazione della videosorveglianza a titolo esclusivo e per finalità di sicurezza. La questione, a parere dello scrivente, deve essere affrontata con una sintesi applicativa del dettato normativo, ovvero, richiamando l’applicazione dell’art. 1222 c.c. e dell’art. 1102 c.c. secondo i principi ermeneutici dell’interpretazione estensiva delle norme.

L’applicazione dell’art. 1122 c.c. rubricato “Opere su parti di proprietà o uso individuale” dispone che:

Nell’unità immobiliare di sua proprietà, ovvero nelle parti normalmente destinate all’uso comune, che siano attribuite in proprietà esclusiva o destinate all’uso individuale, il condomino non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni ovvero determinino pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell’edificio.

In ogni caso, è data preventiva notizia all’amministratore che ne riferisce in assemblea.

L’ultimo comma richiamato attribuisce la necessità da parte del condomino di dover comunicare, al mandatario l’eventuale “opera”, ovvero l’installazione nel caso di specie della videosorveglianza, che dovrà essere riferita alla prima assemblea utile. Pertanto, nessuna delibera è richiesta, se non un obbligo d’informazione ai condomini nel suo consesso collegiale.

Analogamente, l’art. 1102 c.c., 1 comma, rubricato: “Uso della cosa comune” dispone che:

Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

Anche nel caso di specie, è ammesso l’utilizzo delle parti comuni se pur nei limiti indicati.

Le norme in questione richiamate attribuiscono l’utilizzo da parte del condomino delle parti comuni. In realtà, nessun richiamo può essere finalizzato con riferimento alla videosorveglianza per fini esclusivi. Come tale, a parere dello scrivente il combinato disposto ex. art. 1102 c.c. -1122 c.c. deve essere letto in combinato disposto con i richiami espressi dal Garante della Privacy in materia di videosorveglianza.

Il Garante della Privacy già nel 2004 aveva confermato che:

L’installazione di telecamere è lecita solo se è proporzionata agli scopi che si intendono perseguire. Il diritto alla protezione dei dati personali non pregiudica l’adozione di misure efficaci per garantire la sicurezza e l’accertamento degli illeciti. L’installazione di sistemi di videosorveglianza non deve però violare la privacy dei cittadini e deve essere conforme al recente Codice in materia di dati personali.

Si possono installare telecamere senza il consenso degli interessati, sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante, quando chi intende rilevare le immagini deve perseguire un interesse legittimo a fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, prevenzione incendi, sicurezza del lavoro ecc.

Le riprese di aree condominiali da parte di più proprietari o condomini di studi professionali, società ed enti sono ammesse esclusivamente per preservare, da concrete situazioni di pericolo, la sicurezza di persone e la tutela dei beni.

L’installazione da parte di singoli condomini richiede, comunque, l’adozione di cautele: angolo visuale limitato ai soli spazi di propria pertinenza, nessuna ripresa di aree comuni o antistanti le abitazioni di altri condomini ecc. I videocitofoni sono ammessi per finalità identificative dei visitatori.

Il dettato del Garante del 2004 attribuisce la facoltà d’installazione da parte dei singoli condomini delle telecamere di videosorveglianza, non richiedendo l’applicazione della disciplina condominiale della novellata disciplina relativa alla legge n°220/2012 né tantomeno di maggioranze deliberative ex. art. 1136 del codice civile.

Successivamente, con l’entrata in vigore del regolamento (UE) 2016/679 il Garante della Privacy ha emanato le Faq in materia di videosorveglianza e protezione dei dati personali stabilendo che:

L’installazione di sistemi di videosorveglianza può essere effettuata da persone fisiche per fini esclusivamente personali, atti a monitorare la proprietà privata, purché, al fine di evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615 bis c.p.), l’angolo visuale delle riprese deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazioni di immagini, relativa ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, parti comuni delle autorimesse), ovvero a zone a pertinenza di soggetti terzi.

È vietato altresì riprendere aree pubbliche o di pubblico passaggio.

Centro Studi ANAPI
Dott. Roberto Bonasia

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