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Sostituzione cancelli pedonali: chiarimenti sugli aspetti fiscali

Come ogni settimana diamo spazio alle domande dei nostri Associati ANAPI e questa settimana la domanda è relativa agli aspetti fiscali legati agli interventi di sostituzione di alcuni cancelli pedonali.

L'ASSOCIATO CHIEDE

“Gentile Associazione,

in un condominio abbiamo deliberato la sostituzione di alcuni cancelli pedonali lungo la recinzione che delimita il cortile condominiale. Relativamente a tale intervento avrei bisogno di sapere se:

  1. L’applicazione dell’IVA al 10% è sempre subordinata al rilascio di una SCIA;
  2. L’intervento rientra nelle opere per le quali è possibile richiedere lo sconto in fattura.”

L'ESPERTO RISPONDE

Preg.mo Associato,

La Giurisprudenza amministrativa della regione Campania, con riferimento al primo caso di specie, ha disposto che:

Come ha già avuto modo di osservare questo Tribunale (cfr. TAR Campania Napoli, Sez. III, 5 dicembre 2013 n. 5620), è vero che il passo carraio deve essere autorizzato dall’ente proprietario della strada ai sensi dell’art. 22 del d.lgs. n. 285/1992, ma qualora esso comporti una immutatio loci come nel caso di specie, in cui all’apertura di un varco si accompagna l’installazione di un cancello – deve essere altresì assentito anche dal punto di vista edilizio; tanto in ossequio non solo dei principi generali in materia di edilizia ma anche della chiara normativa di settore (art. 46, comma 1, del D.P.R. n. 495/1992, regolamento attuativo del codice della strada), che prescrive testualmente che “la costruzione dei passi carrabili è autorizzata dall’ente proprietario nel rispetto della normativa edilizia e urbanistica vigente.

Con riferimento al regime edilizio applicabile ai cancelli colpiti dall’ordine demolitorio, giova richiamare l’orientamento giurisprudenziale prevalente, condiviso dal Collegio, secondo il quale, in assenza di precise indicazioni ritraibili dal testo unico in materia di edilizia, le opere funzionali alla delimitazione dei confini dei terreni, quali recinzioni, muri di cinta e cancellate, non devono essere riguardate in base all’astratta tipologia di intervento che incarnano, ma sulla scorta dell’impatto effettivo che determinano sul preesistente assetto territoriale: ne deriva, in linea generale, che tali opere restano sottoposte al regime della SCIA (già DIA) ove non superino in concreto la soglia della trasformazione urbanistico-edilizia, per essersi tradotte in manufatti di corpo ed altezza modesti, mentre abbisognano del permesso di costruire ove detta soglia risulta superata in ragione dell’importanza dimensionale dell’intervento. (Tar Campania Sentenza N° 3298/2018).

Pertanto, è opportuno avere, comunque, un confronto sugli obblighi amministrativi con l’ufficio tecnico in cui è ubicato l’edificio oggetto di richiesta istruttoria.

In compenso, dal dettato giurisprudenziale richiamato, nessuna connessione applicativa sussiste con riferimento alla richiamata IVA al 10% subordinata al rilascio della Scia.

In realtà l’Iva al 10% con riferimento alla circolare dell’Agenzia delle Entrate n° 15/E/2018 trova come indirizzo applicativo l’ambito degli interventi di recupero edilizio, ovvero, in base all’articolo 7 comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, rubricato “Disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, di altre imposte indirette e per l’emersione di base imponibile”:

Ferme restando le disposizioni più favorevoli di cui all’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e delle tabelle ad esso allegate, fino alla data del 31 dicembre 2000 sono soggette all’imposta sul valore aggiunto con l’aliquota del 10 per cento: a) […]; b) le prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 31, primo comma, lettere a) (i.e. manutenzione ordinaria), b) (i.e. manutenzione straordinaria), c) (i.e. interventi di restauro e di risanamento conservativo)e d) (i.e. interventi di ristrutturazione edilizia), della legge 5 agosto 1978, n. 457, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.

La ratio di tale norma è quella di agevolare le prestazioni di servizi aventi ad oggetto la realizzazione di interventi di recupero, a prescindere dalle modalità contrattuali utilizzate per realizzare tali interventi, vale a dire contratto di appalto ovvero fornitura di beni con posa in opera.

Con riferimento al terzo quesito, ovvero relativamente all’opzione per la cessione o per lo sconto in luogo delle detrazioni previste dagli articoli 119 e 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n° 34 (Decreto Rilancio) convertito con la modificazione della legge 17 maggio n° 77, l’Agenzia delle Entrate ha indicato gli interventi per i quali è possibile optare per la cessione o sconto in fattura, relativamente al recupero del patrimonio edilizio previsto dall’ articolo 16-bis, comma 1, lettere a) e b), del Tuir .

Si tratta, in particolare, degli interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari nonché dei precedenti interventi e di quelli di manutenzione ordinaria effettuati sulle parti comuni degli edifici.

Centro Studi ANAPI
Dott. Roberto Bonasia

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