fbpx

Green pass per le assemblee di condominio

Come ogni settimana diamo spazio alle domande dei nostri Associati ANAPI e questa settimana il quesito riguarda l’introduzione del green pass e i dubbi in merito alle assemblee di condominio.

L'ASSOCIATA CHIEDE

“Gentile Associazione,

date le ultime novità governative in merito all’introduzione del “Green Pass” per limitare e prevenire i contagi da Covid-19, vorrei sapere se questo è obbligatorio anche per le assemblee condominiali in presenza. Se così fosse, potrei far partecipare all’assemblea solo coloro che hanno eseguito almeno la prima dose? Esiste un documento sul quale ci si può basare per includere o escludere coloro che non sono vaccinati?”

L'ESPERTO RISPONDE

Preg.ma Associata,

le soluzioni per discutere e deliberare gli ordini del giorno in assemblea hanno trovato esplicita soluzione con i provvedimenti normativi finalizzate a disciplinare le assemblee in videoconferenza, così come disciplinato dalla legge n.126 del 13 ottobre 2020.

Attualmente, il Governo, con l’articolo 3 del decreto – legge n.105 del 23 luglio 2021, ha disposto l’impiego delle certificazioni covid 19 a partire dal 6 agosto 2021, per accedere presso determinate strutture senza richiamare le assemblee condominiali.

Come tale, e nel rispetto delle Faq indicate dal Governo in materia di riunioni, ovvero dell’osservanza del protocollo AEFI allegato all’ordinanza del Ministro della salute, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione istituzionale, del 28 maggio u.s., pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 135 dell’8 giugno 2021.

Con riferimento al caso di specie, l’articolo 32 della Costituzione dispone che:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Di rilevante significato è la finalità cogente imposto dall’impianto normativo richiamato, ovvero l’obbligatorietà del trattamento sanitario è ammesso solo su disposizione di legge.

Come tale, in assenza di una disposizione normativa, la disparità di trattamento relativamente all’accesso in assemblea in presenza è discriminatorio e non giustificato.

Interessante è la riflessione sostenuta dal Garante della Privacy, ovvero:

Il provvedimento di avvertimento in merito ai trattamenti effettuati relativamente alla certificazione verde per Covid-19, prevista dal d.l. 22 aprile 2021, n. 52 – 23 aprile 2021, non fornisce un’indicazione esplicita e tassativa delle specifiche finalità perseguite attraverso l’introduzione della certificazione verde, elemento essenziale al fine di valutare la proporzionalità della norma, richiesta dall’art. 6 del Regolamento, anche alla luce di quanto affermato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 20 del 21 febbraio 2019, secondo cui la base giuridica che individua un obiettivo di interesse pubblico deve prevedere un trattamento di dati personali proporzionato rispetto alla finalità legittima perseguita.

Come rappresentato dal Presidente dell’Autorità nella citata memoria, soltanto una legge statale può subordinare l’esercizio di determinati diritti o libertà all’esibizione di tale certificazione.

Alla luce di ciò, si palesa, in primo luogo, l’indeterminatezza delle finalità della disposizione relativa alla introduzione delle certificazioni verdi, determinata dalla mancata individuazione puntuale delle fattispecie in cui possono essere utilizzate con esclusione dell’utilizzo di tali documenti in altri casi non espressamente previsti dalla legge.

Pertanto, in considerazioni delle questioni giuridiche sottese si rammenta per le questioni oggetto del quesito le indicazioni riportate nel Rapporto ISS Covid – 19 n.4/2021 del 13 marzo 2021 attuali nelle sue indicazioni secondo la quale:

Si ribadisce che nessun vaccino anti-COVID-19 conferisce un livello di protezione del 100%, la durata della protezione vaccinale non è ancora stata stabilita, la risposta protettiva al vaccino può variare da individuo a individuo e, al momento, non è noto se i vaccini impediscano completamente la trasmissione di SARS-CoV-2 (infezioni asintomatiche). Quindi, seppur diminuito, non è possibile al momento escludere un rischio di contagio anche in coloro che sono stati vaccinati. In conclusione, anche se ha completato il ciclo vaccinale, per proteggere sé stesso, gli eventuali pazienti assistiti, i colleghi, nonché i contatti in ambito familiare e comunitario, dovrà continuare a mantenere le stesse misure di prevenzione, protezione e precauzione valide per i soggetti non vaccinati, in particolare osservare il distanziamento fisico (laddove possibile), indossare un’appropriata protezione respiratoria, igienizzarsi o lavarsi le mani secondo procedure consolidate.

Centro Studi ANAPI
Dott. Roberto Bonasia

Vorresti rimanere aggiornato/a su tutte le novità in materia condominiale?
Iscriviti alla nostra Newsletter settimanale!

Potrebbe piacerti anche