Cani e regolamento condominiale

Con la riforma del condominio, i dubbi sono stati definitivamente chiariti: le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici (art. 1138 cod. civ, ultimo comma). Nulla però prevede la legge circa il trasporto dei cani in ascensore, questione che spesso solleva malumori e contestazioni. L’eventuale divieto contenuto nel regolamento condominiale è da ritenersi efficace o da considerarsi nullo? Ci sono differenze tra regolamenti di origine assembleare e convenzionale? E tra regolamenti redatti ante e post riforma? 

L’assenza di uno specifico divieto stabilito per legge induce i proprietari di animali domestici a ritenere illegittima la clausola di regolamento che impedisce il trasporto di cani in ascensore. In senso contrario si è però espresso il Tribunale di Monza, che in una sentenza del 28 marzo scorso ha ritenuto valido tale divieto di trasporto – con annessa sanzione pecuniaria – contenuto nel regolamento di un super condominio. 

Il divieto può essere o meno efficace a seconda del tipo di regolamento condominiale (assembleare o contrattuale) in cui è contenuto? Nessuna differenza è ammissibile secondo il Tribunale di Cagliari (ordinanza del 22 luglio 2016), che però si esprime in relazione al tema della detenzione di animali domestici: l’articolo 1138 cod. civ. non specifica di quale regolamento si sta parlando, argomenta il giudice, quindi non è legittimo ridurre autonomamente la portata di questo precetto al solo regolamento assembleare. Per analogia, il ragionamento potrebbe applicarsi anche al trasporto in ascensore.

La stessa ordinanza del Tribunale di Cagliari ritiene il divieto di detenzione di animali nullo sempre, che sia contenuto in regolamenti contrattuali formati prima della legge 220/2012 o in regolamenti successivi alla data di entrata in vigore della legge. Il principio generale di irretroattività delle legge sembrerebbe però spingere verso una conclusione diversa: in assenza di specifiche norme transitorie, restano validi tutti divieti contenuti in regolamenti redatti ante riforma. 

In attesa di evoluzioni normative e giurisprudenziali, il dibattito resta aperto.