Il condominio nel processo penale

Il condominio può costituirsi parte civile in una processo penale, non necessariamente rappresentato dall’amministratore. Il principio è stato di recente affermato dalla Corte di Cassazione penale nella sentenza 30297/2017, che si è espressa sul ricorso proposto da una condannata per appropriazione indebita. Nel caso di specie, la condannata chiedeva l’annullamento della sentenza contestando, tra l’altro, l’ammissibilità della costituzione di parte civile per violazione degli artt. 1130 e 1131 cc, essendo il condominio rappresentato nel processo da un soggetto diverso dall’amministratore.

È indubbio che l'amministratore – titolare ex lege del potere rappresentativo per tutte le azioni volte a tutelare il patrimonio comune – possa esercitare direttamente nel giudizio penale l'azione civile per il risarcimento dei danni subiti dal condominio, anche senza specifico mandato assembleare. Tuttavia, osserva la Suprema Corte, «il potere decisionale ossia la manifestazione di volontà è proprio dell’assemblea e non dell’amministratore, che è organo esecutivo». «Nel caso di specie» si legge infatti nella sentenza «l’amministratore del condominio poteva direttamente esercitare nel giudizio penale l’azione civile per il risarcimento dei danni subiti dal condominio (…) ma non si esclude affatto che sia la stessa assemblea condominiale ad esercitare direttamente tale facoltà» “bypassando” l’amministratore e nominando con procura speciale un proprio rappresentante ad hoc. 

Verificata la rispondenza del mandato conferito al procuratore speciale a tutti i requisiti richiesti dall’art. 122 cpp, e ritenute corrette le valutazioni del giudice di merito, il giudice di legittimità dichiarava pertanto pienamente ammissibile la costituzione di parte civile operata dal condominio sulla scorta del verbale assembleare. Confermata quindi la condanna della ricorrente al risarcimento dei danni al condominio. 

Cassazione penale 30297-17.pdf
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