Superbonus 110%: chiarimenti e indicazioni

Prevista per metà luglio la conversione in legge del DL Rilancio, il quale conterrà i Superbonus al 110% previsti per i lavori di ristrutturazione ed efficientamento energetico degli edifici.

In queste ultime settimane si stanno susseguendo moltissime discussioni riguardo al Superbonus del 110% introdotto nel D.L. n. 34/2020, ossia il cosiddetto Decreto Rilancio emanato dal Governo per sostenere e rilanciare l’economia del nostro Paese a causa dell’impatto devastante dovuto alla pandemia di Covid-19.

Gli articoli 119 e 121 del DL Rilancio hanno introdotto importanti detrazioni fiscali del 110% delle spese sostenute per interventi di efficientamento energetico, installazione di impianti fotovoltaici e miglioramento sismico. Il bonus fiscale sarà riconosciuto per le spese documentate e sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 e la cifra sarà scalata dalle tasse in cinque quote annuali di pari importo.

Considerando che il Decreto Rilancio è stato pubblicato sul Supplemento ordinario n. 21/L alla Gazzetta Ufficiale 19/05/2020, n. 128, la conversione in legge dovrà avvenire entro il 18 luglio 2020, mentre le modalità attuative saranno definite dal Ministero dello Sviluppo Economico entro 30 giorni dalla data di conversione del decreto. Riguardo i provvedimenti attuativi, si attende anche quello dell’Agenzia delle Entrate che regolerà la parte più importante dei Superbonus, ovvero quella relativa alla cessione del credito.

Concentrandoci su alcuni degli interventi principali previsti, il principale obiettivo del decreto è quello di riqualificare in chiave ecosostenibile gli edifici, a patto che si tratti effettivamente di interventi incisivi. Il bonus del 110%, relativamente a quest’ambito, scatterà con il miglioramento di almeno due classi energetiche da dimostrare mediante l’Ape (attestato di prestazione energetica). Ove non fosse possibile, è importante conseguire la classe energetica più alta, il che non significa portare un edificio necessariamente in classe A, ma ipotizzando che si tratti di un edificio in classe G, basterà apportare degli interventi che portino lo stesso alla classe E. Inoltre, sarà necessario avere anche un’attenzione particolare ai materiali utilizzati, poiché i componenti dovranno rispettare i requisiti minimi ambientali contenuti nel decreto Ambiente 11 ottobre 2017.

Il tetto di spesa per ottenere il bonus destinato alla riqualificazione energetica degli edifici varia a seconda che si tratti di edifici unifamiliari o di condomini. Per gli edifici unifamiliari il decreto ha introdotto un limite di 30.000 euro per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, mentre per quanto riguarda i condomini, il limite di spesa è di 60.000 euro per il cappotto o 30.000 euro per gli impianti di riscaldamento, moltiplicati per il numero di unità immobiliari contenute nell’edificio.

Se abbinato ad uno degli interventi principali, il Superbonus sarà valido anche per l’installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici; in questo caso il tetto massimo delle spese sostenute è di 48.000 euro e comunque nel limite di spesa di 2.400 euro per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo.

Per quanto concerne gli interventi di miglioramento degli edifici dal punto di vista sismico, si parla quindi di Sismabonus al 110%, questo sarà ammesso nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e la terza zona comprenderà circa 1.560 comuni. La detrazione spetta anche per qualsiasi intervento di ristrutturazione volto a migliorare la prestazione sismica, inoltre spetta anche in caso di demolizione e ricostruzione dell’edificio. Il limite di spesa massimo detraibile è di 96.000 euro da moltiplicare per il numero di unità abitative nel caso di edifici condominiali. Così come per l’Ecobonus citato precedentemente, anche per il Sismabonus è necessario che gli interventi abbiano il via libera da parte di professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico.

Nel caso in cui non ci fossero i soldi per effettuare questi interventi, lo sconto in fattura previsto dal DL Rilancio consentirà di effettuare i lavori senza pagare alcun anticipo. Secondo questa modalità, a fronte della cessione della detrazione fiscale, il contribuente riceve uno sconto in fattura pari al 100% del costo dei lavori dell’impresa che ha effettuato gli interventi.  Le imprese, a loro volta, acquisiranno un credito del 110% che potranno cedere a soggetti terzi oppure a banche e/o intermediari finanziari. Ma per cedere il credito di imposta, o anche semplicemente per ottenere il bonus fiscale, è necessario un visto di conformità che dovrà essere richiesto ai Caf. Saranno questi istituti, infatti, a dare il via ibera per poter accedere alla cessione del credito alle banche e allo sconto in fattura.

Si deduce, quindi, che sono due le strategie che si possono adottare e che portano alla cessione del credito d’imposta. La prima strategia è quella di chiedere un prestito alla banca in cambio della cessione del credito, in modo da poter pagare l’impresa che realizza i lavori; il 10% servirà a coprire gli interessi sull’operazione. La seconda strategia è quella dello sconto in fattura dell’impresa che provvede a realizzare gli interventi; in questo caso l’impresa potrà utilizzare lo sconto in fattura per abbassare il carico fiscale spalmato su 5 anni, oppure potrà trovare una banca che o accetta, in cambio del 10% che eccede il costo dell’opera.

Ad ogni modo, per avere un quadro molto più chiaro di tutta la questione e per capire meglio le modalità dello sconto in fattura e della cessione del credito, è necessario attendere la conversione in legge del decreto, il provvedimento attuativo dell’Agenzia delle Entrate e il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico.

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