Decreto Liquidità: cambiano i requisiti per l’indennità di 600 euro

In vista dell’erogazione del bonus di 600 euro previsto per il mese di marzo e introdotto dal Decreto Cura Italia, cambiano i requisiti per poter richiedere l’indennità con l’approvazione del Decreto Liquidità.

Il Decreto Liquidità, anticipato qualche giorno fa dalla conferenza stampa del Consiglio dei Ministri e pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’8 aprile 2020 (decreto legge 23/2020) ha generato non poca confusione in merito al bonus di 600 euro per i professionisti titolari di Partita IVA.

Proprio alla vigilia dei pagamenti, la platea dei beneficiari dell’indennità prevista dal Decreto Cura Italia, si restringe a causa di una specifica contenuta del Decreto Liquidità, si parla dell’art.34 che recita:

Ai fini del riconoscimento dell’indennità di cui all’art. 44 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria devono intendersi non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva.

Questa specifica cambia le carte in tavola poiché introduce due requisiti essenziali per accedere all’indennità di 600 euro. Il primo requisito riguarda l’iscrizione in via esclusiva alla Cassa di categoria, pertanto restano esclusi dal bonus tutti i titolari di Partita IVA che svolgono anche un’attività di dipendente.

A tal proposito sono pervenute, ad oggi, alle varie Casse di previdenza private circa 500.000 richieste, ma naturalmente tra queste vi sono anche le richieste fatte dai professionisti che svolgono al contempo un’attività da dipendenti. In virtù di questa situazione alcune Casse hanno deciso di sospendere i pagamenti e di non accogliere ulteriori istanze, in modo da poter verificare le richieste pervenute. Inoltre, è possibile che i vari Enti richiedano agli iscritti un’integrazione delle domande inviate in cui si attesti di non essere titolari di reddito da lavoro dipendente.

Il secondo requisito introdotto dal sopracitato art. 34 riguarda la titolarità di una pensione. Ma questa limitazione solleva diversi dubbi, poiché, mentre la bozza del decreto 23/2020 precisava che il bonus era precluso solo ai titolari di pensione diretta, questa precisazione non viene invece riportata all’interno del testo definitivo. Perciò non è ancora chiaro se i titolari di pensione indiretta siano esclusi o meno dal beneficio.

Per quanto concerne gli amministratori di condominio, quindi, riceveranno regolarmente l’indennità di 600 euro prevista per il mese di marzo (salvo ulteriori cambiamenti), solo a condizione che siano iscritti esclusivamente alla Gestione separata e non risultino titolari di altre forme previdenziali obbligatorie (come cita l’art. 27 del Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020).

Per gli amministratori di condominio che risultano iscritti alla Gestione separata, ma che, al contempo, svolgono anche un’altra professione con Cassa di previdenza privata obbligatoria, il rischio è che non ricevano il bonus di 600 euro.

La situazione appena descritta ha chiaramente generato il caos per molti dei professionisti titolari di Partita IVA, i quali si troveranno comunque ad incassare il bonus sicuramente con qualche settimana di ritardo rispetto alla previsione iniziale.

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